Una svolta epocale nella politica energetica è ormai prossima e inevitabile. Da più parti si indica l’idrogeno come il combustibile pulito destinato a sostituire i fossili.
L’attuale congiuntura internazionale di cambiamento degli assetti geopolitici ed economici, la prospettata crisi ambientale globale multifattoriale già prospettata e descritta a Kyoto, favoriscono un rinnovato e definitivo rilancio dello sviluppo di tutte le tecnologie inerenti il vettore energetico idrogeno. Nella prospettiva di sostituzione graduale dei comburili fossili che - a seconda degli studi - è attesa tra trenta/cinquanta anni, si avvia già ora una fase di sperimentazione ed applicazione della cosiddetta "filiera ecologica dell’idrogeno", ovvero l’affermazione dei sistemi produttivi energetici e delle relative applicazioni basata sulle energie rinnovabili. L’idrogeno è, però, un vettore di energia, non una fonte primaria. Il suo utilizzo permetterà di abbattere con grande efficienza le emissioni nocive in atmosfera, compresi i gas responsabili dell’effetto serra, solo se sarà derivato da fonti rinnovabili di origine solare o geotermica. Lo stesso vale per la sua capacità di "democratizzare" l’energia, le necessarie premesse sono: generazione distribuita e produzione da energie rinnovabili. La città di Orvieto, in quanto capofila della rete delle Cittaslow (le cento città del buon vivere collegate a Slow Food), ha dato vita a Hydrogencities, un raggruppamento di città europee costituito in Geie(Gruppo di interesse economico europeo), che mira ad anticipare l’economia dell’idrogeno con specifici progetti sperimentali (i cosiddetti "progetti faro") ispirati alle teorie del professor Jeremy Rifkin.